Siamo arrivati al 1991, l'anno piu' importante per il genere.
Una
enorme campagna pubblicitaria, una presenza nella programmazione di Mtv come
difficilmente si era visto in passato, proiettano l'album, e soprattutto il
singolo "Smells like teen spirits", ai vertici delle classifiche,
lasciando di stucco lo stesso Kurt Cobain che, da punk rocker di piccoli locali,
si ritrova ad essere il leader di quella che e', al momento, la piu' famosa band
del mondo.
Ormai
tutti i riflettori sono puntati su Seattle.
Gli Alice in Chains pubblicano, dopo "Facelift" (Epic) del '90, il
loro disco piu' significativo: "Dirt" (Epic, 1991). In questo album
vengono mescolati metal, chitarre dal timbro "grasso" e scuro
(accordate quasi sempre in Dropped D, un accordatura dal suono particolare),
melodie e testi depressivi quanto basta.
Nel cantato Layne Stanley sovraincide sulla sua voce un' altra linea melodica
parallela creando un timbro distintivo molto caratteristico.
Il solo singolo "Would?" vale l' acquisto dell'intero album.
Se
Nevermind spazia nel punk rock, "Uncle Anesthesia" degli Screaming
Trees (1991, Medio prezzo) e' un capolavoro di psichedelia anni '90. I pezzi
trascinanti e la voce di Lanegan, che e' ormai arrivato a controllare con
maestria la sue doti vocali, lo rendono uno dei dischi piu' emozionanti
dell'anno.
Il disco e' prodotto da Chris Cornell dei Soundgarden.
E,
a proposito di Soundgarden, esce nel 1991 "Badmotorfinger" (A&M),
che li consacra definitivamente nel firmamento dei gruppi migliori del decennio.
Il suono, rispetto a dischi precedenti, si e' fatto ancora piu' raffinato e gli
intrecci armonici hanno raggiunto un fantastico equilibrio tra originalita' e
perfezione formale. Per non parlare della voce di Cornell, che spazia tra una
ottava e l'altra con una semplicita' sconfortante (provate a canticchiare "Jesus
Christ Pose" e avrete un' idea della difficolta' del pezzo).
Dalle
ceneri dei Mother Love Bone e dei Temple of the Dog, intanto, nascono i Pearl
Jam. Con il disco "Ten" (Epic , 1991) diventano popolarissimi, grazie
anche a fortunate esibizioni live al Saturday Night Live e a Mtv Unplugged.
Eddie Vedder, il cantante, ha una presenza scenica, un carisma e una voce da
brivido. Uniamo a lui una delle migliori sezioni ritmiche della scena (Ament e
Gossard, basso e chitarra ritmica), la pirotecnica solista di Mike McReady e
otteniamo una formazione che potrebbe essere la naturale evoluzione delle grandi
rock band degli anni '70.
Il disco, prodotto da Rick Parasher, e' uno dei miei classici "10 album da
portare su un'isola deserta", con quelle sonorita' che sembrano fondere il
meglio di Zeppelin, Who e del Neil Young piu' elettrico.
Le cifre da capogiro che improvvisamente
cominciano a circolare nelle tasche delle major fanno si che nei due anni
successivi l'unica preoccupazione dei discografici sia quella di trovare, nei
dintorni di Seattle, i nuovi Nirvana.
Molte etichette (Sub Pop tra queste, anche se in realta' sta tentando
semplicemente di sopravvivere), sfornano un' incontrollata serie di dischi di
band sconosciute, in genere di qualita' piuttosto bassa, destinate ad essere
dimenticate di li' a poco.
Gli operatori di moda cominciano a presentare collezioni che presentano molti
riferimenti al grunge: vestiti dall' aspetto semi-logoro, flanelle a quadri,
abiti oversize.
Giacche e pantaloni di seconda mano, tipico abbigliamento di molte band, adesso
costano quasi piu' che capi nuovi.
Anche
il cinema guarda con interesse a Seattle. Nel 1992 esce nelle sale un film dal
titolo "Singles".
La pellicola non e' certo un capolavoro ma e' comunque gradevole: la trama (un
po' ritrita) tratta, in sostanza, di leggere storielline d'amore che si snodano
nella Emerald City.
Le cose interessanti del film sono pero' una sfiziosa "fotografia"
dell' ambiente e della moda in voga a Seattle e, soprattutto, la colonna sonora
che si avvale di inediti di Pearl Jam, Chris Cornell, Mudhoney, Soundgarden,
Smashing Pumpkins e pezzi di Screaming Trees, Alice in Chains, Hendrix, Mother
Love Bone.("Singles O.S.T", Epic 1992).
E' divertente vedere, mischiati tra gli attori, i Pearl Jam (nel film la band di
Matt Dillon), Cornell, brevi inserti dal vivo di Soundgarden ed Alice in Chains,
, membri dei Tad ecc.
I
gruppi che hanno contribuito all' esplosione del genere si accorgono che lo
showbiz li sta risucchiando in un vortice dal quale, sentono, e' difficile
uscire.
Tutti, in un modo o nell'altro, avvertono la necessita' di cambiare presto
rotta.
I Soundgarden sfoderano "Superunknown"
(A&M), un doppio lp (vinile trasparente nelle prime copie) dove le sonorita'
piu' dure si stemperano a favore di una scrittura piu' melodica.
Se la grinta che li contraddistingueva non manca, perle come "Black hole
sun" e "Fell on black days" mostrano un lato inaspettato e
godibilissimo del gruppo.
Non
e' da meno il lavoro dei Pearl Jam "Vs." (Epic, 1993).
L'arrivo del nuovo batterista Dave Abbruzzese inserisce una marcia in piu' nel
motore ritmico della band e Vedder esplora ancora piu' a fondo l'estensione
della sua voce.
Forse meno "fresco" del precedente "Ten", e' sicuramente un
disco piu' maturo.
I
Nirvana, con "In Utero" (Geffen, 1993), scelgono come produttore Steve
Albini e il suono si fa duro e tagliente. E' un disco sicuramente piu' ostico di
"Nevermind".
Il titolo originale ("I hate myself and I want to die", poi
abbandonato) la dice lunga sul clima che regna nella registrazione. Cobain, che
non e' piu' in grado di controllare il suo successo, avverte in maniera
insopportabile la pressione che il mondo della musica sta esercitando su di lui.
Col senno di poi e' facile notare, nelle tracce, questo atteggiamento di
insofferenza e di depressione dalle conseguenze che, in fondo, non saranno
nemmeno inaspettate.